Quando la paura ci allontana dagli altri


È mia intenzione scrivere della paura e di una forma particolare nella quale si struttura e si manifesta: la fobia sociale.
La paura è un’emozione fondamentale, una reazione di allarme che coinvolge tutto l’organismo in presenza di uno stimolo o situazione certamente pericolosi. Al contrario, l’ansia, pur mostrando le medesime caratteristiche, si presenta in assenza di uno stimolo realmente pericoloso ma che il soggetto percepisce e definisce come tale. Questa reazione genera la modificazione e il coinvolgimento di più componenti:
  • Fisiologica: determinata dall'aumento dell’attivazione generale dell’organismo;
  • Cognitiva: determinata dal pensiero e dalla valutazione dello stimolo;
  • Comportamentale: determinata può attivare la reazione attacco/fuga (Bruni, 2009).
Ecco perché la paura è una delle emozioni necessarie: consente tutti i giorni la nostra sopravvivenza favorendo l’attivazione di tutto il corpo in situazioni nelle quali la nostra incolumità è messa a repentaglio.
Provare paura è basilare. Quando essa è troppa però ci troviamo di fronte ndo essa ètroppara incolumità è messa a repentaglio attivando tutto il corpo ad un gran dispendio di energie oltre ad un variabile disagio del soggetto che la prova; disagio ampliato dal fatto che quando non vi è un pericolo reale chi osserva dall’esterno valuta la reazione come esagerata.
La fobia sociale viene definita una paura marcata determinata da situazioni o prestazioni sociali che non siano familiari o da cui possa derivarne la possibilità di subire un giudizio. Si tratta di uno stato ansioso provocato dal contatto con gli altri e dal timore di essere malgiudicati o di comportarsi in maniera umiliante e imbarazzante.
<<Le situazioni che provocano la reazione ansiosa sono rappresentate da tutte le situazioni in cui il soggetto deve interagire con persone nuove, sconosciute, quando deve fornire una prestazione o esprimere un’opinione, ma il soggetto con Fobia Sociale teme soprattutto il giudizio, la possibile umiliazione o l’imbarazzo per la propria reazione ansiosa durante l’esposizione sociale.>> (Bruni, M., 2009)
Come avviene in tutte le Fobie, anche in quella sociale l’esposizione ad un oggetto o situazione temuti dà spazio ad una reazione ansiosa variabile per intensità, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico.
Il soggetto con Fobia Sociale vive, perciò, in una condizione di malessere determinata dalla paura del rifiuto sociale. In realtà, sembra che ciò che causa il costituirsi della forte sintomatologia fobica non sia l’evento iniziale ma tutto ciò che il soggetto mette in atto per evitare la paura, le cosiddette “tentate soluzioni”. (Nardone, 2010).
Le “tentate soluzioni” nelle condizioni fobiche sono: la condotta di evitamento della situazione-stimolo temuta e la richiesta di aiuto. Nello specifico, la paura del rifiuto e/o dell’umiliazione spinge il soggetto ad evitare le situazioni sociali che ritiene potenzialmente pericolose. Questo comportamento lo porta gradualmente a sottrarsi da quasi tutte le situazioni sociali. In tale scenario il soggetto chiede e, spesso, riceve regolarmente supporto dalle persone vicine (genitori, amici, fidanzato etc).  A lungo andare, però, anche questa soluzione finisce per aumentare la sintomatologia in quanto conferma lo stato di sofferenza del soggetto.
Diviene di fondamentale importanza, perciò, richiedere aiuto per evitare l’istaurarsi di tale circolo vizioso, nel quale le tentate soluzioni favoriscono e aumentano la “forza” della paura, fino ad arrivare ad avere paura della paura.
Bibliografia
Nardone, G.,Watzlawick, P. (2010), L’arte del cambiamento. Bergamo: Tea.
Nardone, G. (2010), Paura, panico, fobie. Bergamo: Tea.
Bruni, M. (2009), La fobia sociale. Clinica ed epidemiologia del disturbo. Roma: Armando Editore.
Watzlawick, P. (2010), Il linguaggio del cambiamento: elementi di comunicazione terapeutica. Milano: Feltrinelli.

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